Salonicco mi ci ficco

“Ombrelli” di Giorgio Zongolopoulos

Se dovessimo definire con una sola parola Thessaloniki diremmo “simpatica”.

Si perché l’accozzaglia di rovine antiche e palazzine anni ’60 mai restaurate, grassi cani randagi che si aggirano per strade dissestate – e tutto questo sotto un cielo plumbeo e una pioggia incessante – fanno si che “bella” non sia proprio l’aggettivo che le si addice di più. 

In compenso si respira un’aria frizzante e rilassata, i locali sono sempre pieni e le mille “tabepne” servono cibo squisito e a buon prezzo. Se a tutto questo aggiungiamo che siamo stati ospitati egregiamente da Zoe e dal suo cagnolino Robin, possiamo dire che i nostri giorni in questa città siano stati super. 

Spinaci con ceci 2€, insalata di fagioli 1€ e insalata di barbabietola 1€




 Animali

Un po’ affaticati e con qualche vescica siamo ripartiti è risaliti verso l’uscita dal canyon: unici segni di vita una famiglia di cinghiali che, dopo averci tagliato la strada, ha attraversato con molta più convinzione di quanto avessimo avuto noi il torrente per inerpicarsi sull’altra riva. Arrivati stremati a Monodendri abbiamo poi scoperto che non c’era nessun mezzo pubblico per rientrare a Ioannina, la città da cui eravamo partiti 3 giorni prima. Di nuovo sacco sulle spalle e di nuovo sulla strada: dopo un’ora e mezza di asfalto finalmente un buon uomo impietosito – e fortunatamente diretto proprio alla nostra meta – ci ha caricati. 

Momento di impotente tristezza quando il cane che ci aveva accompagnato nel nostro mesto e supplicante andare ha iniziato a rincorrere l’auto sulla quale eravamo saliti…



 

Numeri a Zagorohoria

Edit

  • 7 le ore di cammino
  • 12 i kg sulle spalle
  • non precisati ma decisamente molti i metri di dislivello
  • 7 i gradi centigradi del torrente che abbiamo dovuto guadare mezzi nudi 

Zagorohoria: una regione montana cosparsa di antichi villaggi di pastori collegati da una vasta rete di sentieri che attraversano gole profonde. Come resistere? Sottovalutando il fatto che qui non sono precisi come gli Svizzeri, ci siamo addentrati in questa zona.  E così, dopo un bel sali-scendi sui rilievi dell’altipiano e dopo aver comprato mezzo kg di feta, ci siamo avviati verso il fondo della gola di Vikos – apparentemente la più profonda del mondo – seguendo il sentiero che tutti ci avevano consigliato e che appariva perfino nella nostra mappa in bianco e nero.
È vero che le nostre intenzioni iniziali erano di affrontare un passo a 2000m coperto di neve salendo dalla parete nord – e siamo stati persuasi a non farlo – ma immergersi fino alla vita nell’acqua ghiacciata non era proprio il nostro intento!

Ma come si dice, “non tutti i mali vengono per nuocere”, e tutto sommato quell’acqua gelida e l’adrenalina ci hanno ridato quel poco di forze  per montare la tenda e preparaci la cena davanti al fuoco. 

Infilarsi nel sacco a pelo caldo e dormire 12 ore è stato davvero un lieto fine.

Klidonia
Villaggio di Papingo
Gola di Vikos
Prima del bagnetto


Rotolando verso sud

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Fantastico fine settimana a Vasto dal nostro amico Fragolino. Dopo il pranzo della domenica tutti insieme appassionatamente con mamma, papà, zii e cugino argentino, abbiamo avuto la conferma che l’approccio alla vita e alle lancette dell’orologio qui è totalmente diverso. E abbiamo rallentato, complice forse la laboriosa digestione. Non per fare i soliti racconti pittoreschi sul sud, non ci dilungheremo in tutti i dettagli dell’ospitalità di Antonio e Silvana, ma quando è arrivato il momento dei saluti negli occhi di sua mamma c’era una velata ma sincera preoccupazione: non avrebbe potuto darci un barattolo di sott’oli perché sai.. “Con quello zaino…”

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