Cappadocia

È mattina presto, ancora notte a dirla tutta. Non c’è scampo a questa levataccia ma 
lo scenario che ci si sta per aprire davanti agli occhi (e sotto ai piedi) è indescrivibile. Quello che dal basso sembrava il villaggio dei puffi dall’alto pare un enorme campo da biglie e con la luce rosea dell’alba tutto assume un aspetto ancora più incredibile. 
La città ancora dorme e il rumore intermittente delle fiammate che ci sollevano da terra è l’unica cosa che spezza il silenzio (oltre al chiacchiericcio dei 17 taiwanesi con cui condividiamo l’enorme cesto di vimini).
   

       


Nel pomeriggio passiamo dall’alto dei cieli agli inferi claustrofobici delle città sotterranee, altra bizzarria di questa morbida terra troglodita che ha concesso secoli fa ai bizantini di nascondersi a lungo nelle sue viscere per difendersi da arabi e persiani scavando fino a 100 metri di profondità una rete intestina di stanze, cunicoli, cucine e addirittura cantine per il vino. 

  

Il nostro sponsor ufficiale mamma Tony
 

2 risposte a "Cappadocia"

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