Leshan

The Giant Buddha

Abbandoniamo Chengdu in un giorno di pioggia. Lo zaino e il caldo umido incollano il kway alla pelle e i piedi bagnati scivolano nelle ciabatte. Non è la condizione ottimale per fare autostop, continuiamo a ripetercelo.

Siamo sulla metropolitana, linea 1: attraversiamo come talpe da nord a sud la città e guardiamo scorrere le fermate una ad una. Nijiaqiao vuol dire autostop, Tongzilin stazione dei treni. 

Nijiaqiao: un foglio A3 con il nome della città, un A4 con una spiegazione in cinese e in men che non si dica siamo seduti comodi comodi sull’auto che ci porterà a Leshan, la nostra destinazione. L’host di couchsurfing, che dal profilo pareva uno “giusto”, ci intrattiene – insieme alla mogliettina – con un gioco a carte in cui, chi perde, per punizione deve bere acqua e sale. 

Dimentichi della serata in puro stile Asilo Mariuccia l’indomani noleggiamo un tandem e ce la scialiamo in giro per la città tra un parco, un intermezzo musicale con tanto di messa in scena teatrale, un tour in battello per vedere il Buddha gigante, un taglio di capelli e tre ore a piedi per riportare il tandem caduto letteralmente a pezzi ovviamente lontanissimo dal negozio di biciclette. 

  
  
   

     

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