Nella pancia del Sichuan

Eccoci nella Cina che piu o meno ci aspettavamo. Una Cina che a stento resiste alla grande e inarrestabile voglia di nuovo che si dirama capillarmente verso gli angoli più remoti del paese correndo su una sempre più fitta ed efficiente rete stradale. 

   
 

Facciamo tappa a Zigong, una sonnolenta cittadina nel sud est del Sichuan e sulla buona onda del relax – raggiunta un po’a fatica – passiamo un pomeriggio intero (ovviamente piove) a sorseggiare infusi al gelsomino e crisantemo nella vecchia e decadente sala da tè appollaiata sulla sponda del fiume, dove ancora gironzolano i pulitori di orecchie armati di stecchini e pezzetti di cotone. 

Il vecchio tempio Wangye, che ospita al suo interno la sala da tè

  

A parte un museo sull’estrazione del sale e qualche palazzo d’epoca fatiscente – che probabilmente presto verrà abbattuto e di cui nessuno se ne cura – la città in se non ha molto da offrire ma il semplice camminare per le vie del centro, per il parco e lungo il fiume ci affascina. Qui si respira un mix di tranquillità e malinconia, di vecchio e di nuovo, oltre all’immancabile “hot pot” (una sorta di boirguignonne dove in un unto brodo di peperoncini si cucinano a piacere carne tofu funghi e verdure) i cui olii esausti delle cucine probabilmente finiscono tutti nel fiume. Questo non toglie che cibarsi di street food è stata la cosa più papillarmente divertente.

   

Verdure crude, tofu e funghi conditi sul momento . Piccantissimi
     
 
La famigerata hot pot
 

Il giorno dopo, avendo ormai preso la decisione di non raggiungere la regione dello Yunnan, proseguiamo verso est. Non sappiamo esattamente dove andare ma poi all’ultimo salta fuori un jolly: 

il Mare di Bambù.  

Memori delle vecchie esperienze nei parchi nazionali cinesi, questo è stato una bella sorpresa.

 

Vecchie ovovie colorate ti fanno scoprie verdi e oscillanti onde dall’alto mentre sentieri poco battuti ti portano nel mezzo di questa fitta foresta sottile e ordinata da dove è possibile ammirare cascate, templi e attraversare laghetti stagnanti con il servizio zattera messo in piedi dai locali che abitano nei villaggi all’interno del parco. Ancora un po’ di anarchia e avventura finalmente possibili.

   
   
   
     
   
    

Terrazza per aperitivo lungo un percorso abbandonato
 
 

Nonostante fosse un po’ complicato da raggiungere, abbiamo deviato di non pochi chilometri verso sud per arrivare a Luobiao, un lembo di terra largo un massimo di cento metri, una sorta di valle coperta di risaie e stretta tra due dritte falesie dove fino a 1000 anni fa venivano incastrate – finché non cadevano – bare: un cimitero sospeso, un’usanza della tribù Bo, che ancora oggi non si sa il perché di questa scelta. Boh!   

 

Le famose bare sospese
    
  

I contadini lavorano scalzi con il fango a mezza coscia per creare passaggi lungo le risaie, anatre e oche gironzolano in squadre poi all’improvviso una mitragliata di petardi poi un’altra e via così per dieci minuti: la nuvola di fumo densa e la musica da discoteca a palla stonano come le nuove case in cemento e piastrelle, ma abbiamo l’impressione che questa sia la vera anima agrodolce della Cina. 

 

3 risposte a "Nella pancia del Sichuan"

  1. Mi piacciono molto le due foto della funivia (cabina gialla e blu), la ragazza che pranza e le due cuoche. Le istantanee di persone, animali, cose in movimento sono quelle che preferisco e attraggono anche un eventuale editore, se riuscite a venderle o almeno pubblicarle è una bella soddisfazione.
    Controllerei bene questo blog se (e come) rispetta i diritti d’autore su immagini e testi.

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    1. Buongiorno Alberto, grazie come sempre per i complimenti e i consigli. Cosa intendi esattamente con l’ultima frase? Tutti i testi sono scritti da noi e le immagini anche sono assolutamente originali. Ti riferisci forse al fatto di pubblicare ritratti senza il consenso del soggetto? Buona giornata!! Anna e Marco

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